La grande domanda che spesso architetti e artisti si sono posti è sempre la stessa: l’architettura è arte? La componente artistica dell’architettura compromette l’aspetto funzionale dello spazio? L’orientamento artistico e quello architettonico oggi convivono, in una commistione di emozioni e suggestioni, ed entrambi hanno al centro del loro mondo il rapporto con il pubblico. Architetti artisti come Sami Rintala e artisti architetti come Chillida ci insegnano che tutto è possibile…
Tra le due guerre, il rapporto tra arte e industria comincia a porsi come tema fondamentale di ricerca, Wiliam Morris era uno dei principali assertori dell’inconciliabilità ’ tra produzione industriale e realizzazione artistica.
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Per lungo tempo si è tenuto a distinguere in aree nettamente separate questi due diversi orientamenti, artistico e architettonico; in un’epoca di grandi rivolgimenti storico-politici e d’innovazioni rivoluzionarie come il cemento armato e la prefabbricazione ma questo, in realtà , non è mai realmente avvenuto.
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Ciò accade probabilmente, perché da sempre arte e architettura sono le due facce di una stessa medaglia. Questo sembra volerci dire Zaha Hadid, con le sue istallazioni temporanee come LILAS, esposta dal 12 luglio alla Serpentine Gallery di Londra, davanti ai giardini di Kensington: tre grandi strutture ispirate alle geometrie complesse dei petali dei fiori, che si intersecano senza toccarsi e che si sviluppano in forme plastiche, proprio come delle sculture. Potrebbero essere pensiline, tettoie ma, non sono solo questo nè solo opera d’arte.
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Come non lo è il Forest Observatory di Sami Rintala, nella foresta giapponese di Kuyshu; vero e proprio sound design, creato per ascoltar parlare la natura proprio come da un acouismonium. Nella musica acusmatica, il supporto sta al musicista come la pietra allo scultore, ma in questo caso, la musica diventa architettura e tutto si arricchisce di nuovi punti di vista.
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Ci sono poi quelli come Chillida e Serra che architetti non lo sono diventati mai, ma che con le loro sculture creano veri e propri ambienti, arte da vivere e percorrere che, se non fosse messa a confronto con la dimensione umana, forse non avrebbe senso di esistere.
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Per Serra le sue opere sono imprescindibili dal rapporto con il pubblico, si possono penetrare e attraversare; questo ancor prima di impararlo dai libri l’ho vissuto sulla mia pelle, quando ancora ragazzina, ho visitato il museo Guggenheim di Bilbao. Le grandi sculture in metallo si erigevano davanti a me, come grandi corridoi sinuosi, fatti apposta per corrervi dentro; ancora oggi quella è una delle immagini di me in un museo che ho più vivida e con lei le scultura di Serra che, in qualche modo, hanno poi segnato il mio modo di vedere anche l’architettura.
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Per Chillida è importante il rapporto tra opera e ambiente; paesaggio da intendersi sempre in relazione all’uomo, che per l’artista basco è alla ricerca di un dialogo con l’immensità dello spazio. Indicativa di questa sua poetica la scultura El peine de los vuentos di fronte al mare di San Sebastian, aperta a chiunque voglia avvicinarcisi.
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L’arte dunque, fugge dalla prigione dei musei, va per le strade e diventa architettura e forse è proprio questa la vera Land-art: edifici, scuole, chiese, stazioni, di mille colori, mille materiali, forme e suggestioni e l’uomo è l’involontario protagonista di questa quotidiana performance contemporanea.
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ARTICOLO DI: Francesca Matera
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