Il tempo attraverso gli strumenti della Videoarte: sedici giovani talenti internazionali alle prese con il tema della temporalità creano differenti percorsi interpretativi nei suggestivi spazi del museo MAMbo. Un'occasione per entrare in contatto con una realtà artistica niente affatto scontata e per conoscere più da vicino nomi di artisti ancora poco diffusi nel panorama contemporaneo dell'arte internazionale.
Nelle ricerche, creazioni e produzioni dell'arte contemporanea è caratteristica la presenza, ormai ben poco celata, di mezzi tecnicamente extra artistici più o meno concreti. Fra questi è dominante il video, forse anche perché, volendo considerare tali mezzi in una scala gerarchica, risulta evidente come esso sia in grado di concertare differenti strumenti comunicativi e sintetizzarne le peculiarità in una nuova, unica forma. Attraverso il video infatti l'artista dispone certo di componenti visivi (forme, segni, immagini complesse) e sonori, ma se si considera anche la sfera degli strumenti concettuali, il repertorio si allarga di conseguenza all'azione, alla performance, al comportamento, e così via. Il video allora si rivela non come mera sequenza audio-visiva da cui dedurre significati, ma piuttosto nella veste di elemento significante: non è solo testimonianza di un evento reale, è anzi persino fattore costituente di una realtà altra. Ciò è possibile esclusivamente grazie al fatto che esso, come qualsiasi azione reale, è coinvolto nella dimensione temporale, è insomma intellegibile ed efficace (dal punto di vista comunicativo), solo grazie al suo essere nel tempo.
Una constatazione simile, che apre la strada a consistenti ricerche artistiche analitiche, sottende ai lavori che, dal 15 Novembre 2007 al 12 Giugno 2008, negli ampi spazi del giovane Museo di Arte Moderna di Bologna, ereditati dal dismesso Forno del Pane, sono stati protagonisti di un particolare progetto espositivo, teso a fornire agli spettatori uno spaccato assolutamente attuale sulle ricerche dei più promettenti artisti contemporanei in ambito di Video Art. La rassegna, chiamata eloquentemente “Time Code”, proponeva, attraverso otto appuntamenti di incontro fra pubblico, artisti e curatori, sedici cortometraggi di altrettanti artisti internazionali, chiamati a riflettere, nella loro opera, sul ruolo, sul significato, sulle conseguenze della temporalità all'interno del mezzo videoartistico.
Successivamente invece, fino al 17 agosto 2008, il Museo ha messo a disposizione dei visitatori l'intero spazio dedicato alle mostre temporanee, in cui sono state raccolte tutte le sedici opere, così da offrirne una sorta di visione globale e riassuntiva, riunite sotto il nome di “Time Code Show”. Un'occasione da non perdere per chi ha potuto vedere solo alcuni cortometraggi in rassegna, o in generale un'ultima possibilità di apprezzare i propositi di Time Code.
E' stupefacente vedere come da questo singolo tema si ottengano tanti differenti approcci. I video in esposizione spaziano attraverso molte delle tipologie videoartistiche, e si relazionano spesso con la performance, l'azione, ma anche il racconto ed il documentario. Alcune opere, poi, sono un momento di connessione fra documentazione e performance, e fra queste la più interessante è forse “Undressing the bride”, del moldavo Pavel Braila. Nel video una coppia di sposi è al centro della tipica cerimonia di offerta dei doni da parte degli invitati, che conclude il matrimonio tradizionale. I doni vengono posati su una tavola di fronte alla coppia, ma anche - nel caso di vestiti, lenzuola, tovaglie - sulla coppia stessa che presto viene letteralmente sommersa dalla mole dei regali, vera e propria scultura vivente nella logica di una performance involontaria.
Molto più esplicito il lavoro di Almagul Menlibayeva, “As the Oil Burns”, ripreso su una desolata strada asfaltata che si stende nella steppa. Sullo sfondo di un paesaggio in fiamme, uno sciamano e due donne compiono un preciso e complesso rituale. L'atmosfera è cupa, causata dalla luce grigia e fuligginosa, dal movimento rallentato e dalla musica. L'intento dell'artista è di concentrarsi sulla potenza delle energie corporali, sul rapporto uomo/natura e sui significati sciamanici della figura femminile, ma il risultato va ben oltre la semplice documentazione e richiama immediatamente le azioni dei grandi artisti degli anni '60, Beuys su tutti.
Altra punta di diamante dell'esposizione è sicuramente il video di Martin Sastre, il giovane artista sudamericano che si sta facendo conoscere da diversi anni per le sue realizzazioni ironiche profondamente critiche, dal forte taglio politico e politically incorrect. Il lavoro qui proposto, “Videoart: The Iberoamerican Legend”, risale al 2002 e fa parte di quella trilogia intitolata The Iberoamerican Trilogy con cui l'artista ipotizza un mondo stravolto da avvenimenti sociopolitici sconvolgenti, causati fondamentalmente dalla rovina dell'impero cinematografico di Hollywood. Non vengono risparmiati attacchi al sistema del'arte contemporanea, ed in particolare a colui che, secondo Sastre, avrebbe causato la morte della Videoart: Mattew Barney. Sono il montaggio incalzante, da videoclip, e la musica pop in sottofondo, a giocare il ruolo decisivo nella buona riuscita del lavoro, che vuole smascherare i miti contemporanei per mostrarne la pochezza. Sastre lo sa, e fa quindi largo uso di immagini di repertorio, come notiziari, cartoons, pubblicità, assemblate fra di loro fino a diventare improbabili e dissacratorie.
A dispetto di qualche lavoro purtroppo eccessivamente retorico, che di sicuro non ingannerà il visitatore esperto e consapevole, il profilo della mostra è alto e il risultato interessante. Fra i più degni di nota si sottolineano i lavori di Alejandro Vidal, Kjersti Sundland, e degli italiani Riccardo Benassi e Simonetta Fadda. Allo spettatore invece resta il compito fondamentale di sintetizzare le idee, le stimolazioni ricevute durante la visita, e formarsi una propria consapevolezza rinnovata sul significato e sul ruolo del tempo tanto nell'arte quanto nella quotidiana esperienza. Ed in questo, la mostra è un successo.
ARTICOLO DI: Achille Zoni
Info
Museo d'Arte Moderna di Bologna
via don Minzoni 14 Bologna
051 6496611
























