Ritornano in patria dalle gelide e sontuose regge degli zar russi alcuni tra i più prestigiosi e sublimi capolavori del neoclassicismo italiano, che avremo l’opportunità di ammirare sino alla prossima estate nei fastosi saloni del palazzo reale milanese.
Scoprire lentamente i gioielli di questa esposizione permette al visitatore di percorrere simultaneamente due percorsi iniziatici: da un lato si scopre l’amore spassionato ed il grandissimo entusiasmo collezionistico nutrito dai sovrani russi nei confronti della raffinata arte occidentale, dall’altro si ha modo di ammirare e celebrare adeguatamente il genio creativo di Antonio Canova, assoluto protagonista della riscoperta del classicismo in scultura agli albori dell’Ottocento. Questa scoperta di una bellezza pura, semplice, incontaminata e per questo accarezzata dal dono dell’eternità si svela attraverso sette splendidi capolavori marmorei del Canova provenienti direttamente dall’Ermitage di San Pietroburgo, accompagnati da altre opere di artisti suoi contemporanei italiani e stranieri, per un totale di circa quaranta sculture.
La mostra è stata curata dai due esimi studiosi ed esperti Sergej Androsov, vicedirettore e curatore del Dipartimento Rinascimentale dell’Ermitage, e Ferdinando Mazzocca, rinomato critico d’arte e studioso del settore; di grande suggestione l’allestimento, ad opera di Laura Rimini e Roberto Peregalli, nelle sale lussuose dell’ex Museo della Reggia che per l’occasione sono ulteriormente arricchite dalla presenza di prestigiosi manufatti, per lo più vasi in pietre dure (indimenticabili quelli in una malachite di un verde splendente) e ceramiche provenienti anch’essi dalle corti russe, così da trasportare con ancora maggiore suggestione il visitatore nell’atmosfera di un’epoca e di un luogo profondamente lontani dalla nostra realtà quotidiana.
L’arte del Canova ha costantemente ricercato una bellezza ideale ed imperitura, imitando i precetti stilistici della scultura classica ma reinterpretandoli costantemente alla luce di un’ispirazione moderna; discendente da una famiglia di scalpellini e fini artigiani dediti alla lavorazione del marmo per scopi decorativi, è caratteristica del suo lavoro una estrema perizia nella levigazione delle superfici delle sue statue, talvolta sapientemente ricoperte da cera rosata, ambra o minio per restituire il colore tenue dell’incarnato di giovani figure di fanciulle o di efebici adolescenti.
Tra le opere del Canova presentate in mostra spiccano quattro sensazionali capolavori senza tempo. La prima ad accoglierci, posizionata su una piattaforma rotante che consente di apprezzarne agevolmente tutte le angolazioni e sfaccettature, è la pregevolissima “Danzatrice con le mani sui fianchi” (1806-1812). Impossibile non rimanere letteralmente estasiati dalla sensuale aderenza del panneggio alle carni della leggiadra ballerina e dall’estrema attenzione prestata alla resa delle levigate superfici per conferire l’illusione della morbidezza della pelle umana ed un’apparenza naturale alle due diverse qualità di stoffa della sua veste. Una perizia altrettanto sbalorditiva si ritrova nella consistenza eterea e soffice delle ali dell’”Amore Alato” (1793-1797), l’efebico fanciullo divino che sorregge saldamente in mano il proprio fedele arco pronto a scagliare i suoi magici dardi portatori di amore infuocato.
Affascinante anche la resa estremamente moderna, naturalistica ed inaspettatamente sensuale del soggetto biblico della “Maddalena Penitente” (1805-1809): completamente nuda nel suo cilicio di pelle selvatica, sembrerebbe per la sua sussurrata sensualità piuttosto una Venere rifugiatasi nella vita eremitica dopo la morte di Adone piuttosto che una delle addolorate Maddalene consuetamente rappresentate nell’iconografica cattolica classica. Incredibilmente degni di stupore sono soprattutto i lunghi capelli ondulati che fluiscono sulle spalle nude accarezzandole voluttuosamente ed i piedi gentilmente ripiegati all’indietro, di una delicatezza e morbidezza che li rende deliziosamente tangibili e vividi sotto lo sguardo curioso di qualunque osservatore.
Il capolavoro assoluto dell’esposizione, e secondo ampia parte della critica anche dell’intera produzione scultorea del Canova, è però indiscutibilmente individuabile nel gruppo marmoreo de “Le tre grazie” (1811-1814). Le tre divinità classiche sono avvolte in un tenero e delicato abbraccio e la composizione piramidale del gruppo marmoreo suggerisce un’inarrestabile ascensione al divino, mitigata solamente dal timido reclinare dei capi delle fanciulle, adornati da splendide acconciature che ne incorniciano i volti dolcissimi.
Oltre a questi quattro eccelsi capolavori del Canova, troviamo esposti in mostra le teste di Paride ed Elena di Troia e quella del Genio della Morte. Come precedentemente accennato, per arricchire la pregiata collezione di sculture esposte sono giunte a Milano dalle più prestigiose sedi museali mondiali anche numerose altre statue di artisti neoclassici italiani, sui quali l’influenza dell’opera canoviana è stata innegabile e profondamente radicata. Tra queste meritano sicuramente di essere menzionate “Le ore danzanti” di Carlo Finelli, “Amore che abbevera le colombe” di Luigi Bienaimè, “Flora e Psiche svenuta” di Pietro Tenerani, “La ninfa dello scorpione” di Lorenzo Bartolini ed il “Bacchino malato” di Giovanni Duprè. Altrettanto efficacemente testimoniata è anche l’influenza del maestro su numerosi artisti neoclassici provenienti da tutta Europa, tra cui possiamo annoverare il danese Bertel Thorvaldsen, l’inglese John Gibson ed il tedesco Emile Volf.
Lasciatevi sedurre dal fascino della bellezza eterea, elegante e sublime di questi tesori artistici, con una perfezione che li avvicina incommensurabilmente al divino ed allo stesso tempo animati da un’emozione impalpabile che dona loro vita e calore rendendoli assolutamente e fantasticamente umani.
Informazioni
Palazzo Reale – Canova alla corte degli Zar. Capolavori dall’Ermitage di San Pietroburgo
(dal 23 febbraio al 2 giugno 2008)
Piazza Duomo 12, Milano
Orario di apertura: lunedì dalle 14.30 alle 19.30, da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30, giovedì dalle 9.30 alle 22.30
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti: € 9,00 intero, € 7,00 ridotto e gruppi
Si ringrazia: Giulia Zanichelli - Ufficio Stampa Motta Editore
























