Home Arte e Mostre Sebastiano del Piombo 1485-1547 (Roma, Palazzo Venezia)

Sebastiano del Piombo 1485-1547 (Roma, Palazzo Venezia)

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Prima prestigiosa rassegna monografica dedicata al grande e sinora non adeguatamente celebrato pittore veneto, testimone di un’epoca storica travagliata e tumultuosa, sensibilissimo interprete in pittura del decisivo momento di passaggio tra il manierismo cinquecentesco ed il clima cupo e oppressivo della Controriforma.

E’ innegabile che Sebastiano del Piombo, pur essendo ampiamente riconosciuto dagli addetti ai lavori come una delle personalità di maggior spicco della pittura italiana cinquecentesca, non sia stato sinora sufficientemente celebrato e reso conosciuto al grande pubblico. A coloro che non nutrano una particolare passione per la storia dell’arte potrebbe apparire difficile collegare la fama di questo pittore a sue opere universalmente conosciute, molto diversamente da quanto potrebbe accadere ad esempio nel caso dei suoi due contemporanei più illustri, Raffaello e Michelangelo, a lui collegati da sottili trame di rivalità, amicizia, odio ed ammirazione reciproca. I motivi di questo ruolo minore a cui Sebastiano sembrerebbe essere stato relegato dalla storiografia artistica potrebbero essere i più svariati: dal raffinato intellettualismo e spiritualismo che, specialmente nell’ultima fase della sua produzione, ha contraddistinto i suoi lavori agli eventi tragici che hanno costellato il periodo storico in cui raggiunse l’apice della fama (il progressivo declino della Curia Pontificia, il Sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi, la diffusione in Europa delle eresie protestanti e la conseguente rigida reazione delle gerarchie cattoliche romane), dalla predilezione dei mecenati dell’epoca per l’arte celebrativa e magniloquente dei suoi due antagonisti al suo carattere profondamente introspettivo, meditativo ed estraneo alle logiche del servilismo cortigiano.

 

La ricchissima esposizione attualmente in corso presso il Museo di Palazzo Venezia a Roma consente finalmente di analizzare in maniera compiuta, scientifica ed estremamente affascinante il prodigioso percorso di vita di quest’uomo estremamente colto, inquieto, tormentato e con una sensibilità ed un gusto pittorico decisamente moderni e all’avanguardia relativamente all’epoca nella quale si è trovato a vivere. La retrospettiva nasce dalla fruttuosa collaborazione tra il Polo Museale Romano, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e la Gemaldegalerie di Berlino e rientra nell’ambito di un progetto culturale di ben più ampio respiro dedicato all’artista veneto, comprendente tra l’altro sistematici interventi conservativi che verranno eseguiti sulle sue opere nel corso dell’anno e convegni internazionali finalizzati a porre in primo piano il suo ruolo di spicco nel panorama cinquecentesco italiano.

 

Grazie alla generosità delle istituzioni prestanti, la rassegna ci permette di ammirare capolavori che consuetamente sono disseminati in sedi museali delle più svariate città del globo (Madrid, New York, Berlino, Washington e Houston per citarne solamente alcune). Un’occasione quindi assolutamente irripetibile per scoprire l’universo pittorico e spirituale di Sebastiano del Piombo e per leggervi in controluce tutti i tormenti di un’epoca tra le più complesse ed infuocate mai vissute dalla cultura italiana ed europea.

 

Sebastiano Luciani (il soprannome “del Piombo” gli verrà attribuito allorché nel 1531 gli sarà conferita la prestigiosa carica di piombatore pontificio) nasce a Venezia nel 1485 e sin dall’adolescenza mostra una spiccata predilezione per la musica, la pittura e le arti figurative in generale. Compie i suoi studi nella bottega veneziana del Giambellino, ma presto si discosta dai precetti classicheggianti del maestro per accostarsi invece al colorismo del Giorgione, che in quegli anni elabora una nuova maniera di accostarsi all’atto pittorico, la “maniera moderna” che influenzerà prepotentemente tutta la produzione di prestigiosi artisti quali Tiziano Vecellio, Pontormo e Rosso Fiorentino. Risale proprio a questo periodo la realizzazione delle ante d’organo per la chiesa di San Bartolomeo in Rialto (sede parrocchiale del Fondaco dei Tedeschi a Venezia), le quali testimoniano la radicale evoluzione in corso: i santi Sinibaldo e Ludovico sono tratteggiati con un’attenzione coloristica tipicamente giorgionesca, mentre i santi Sebastiano e Bartolomeo si stagliano in tutta la loro fisicità vivida ed energica risentendo chiaramente dei modelli classici ben conosciuti ed apprezzati dal raffinato e colto Sebastiano.

 

Ad un paio d’anni dopo risale invece un altro capolavoro che è possibile ammirare in questa magistrale esposizione, ossia la pala di San Giovanni Crisostomo dipinta per l’altare maggiore della veneziana chiesa omonima. L’opera è fortemente emblematica della concezione estetica e pittorica di questa prima fase dell’arte di Sebastiano del Piombo negli anni giovanili: da un lato la struttura della composizione, il raffinato chiaroscuro di luci e ombre e la possente tornitura delle figure ricordano da vicino i precetti stilistici codificati negli “Asolani” di Pietro Bembo, mentre dall’altro il carattere meditativo dell’intera scena (il Santo, illustre dottore della Chiesa, legge ed interpreta i testi sacri profondamente compenetrato nello studio e nella riflessione filosofica) lo accostano ai canoni che in quegli anni si andavano definendo per l’iconografia di questo genere artistico soprattutto grazie al contributo di illustri pittori quali Giovanni Bellini ed il Carpaccio.

 

Nel primavera del 1511 giunge però il momento della svolta cruciale: Agostino Chigi, influente banchiere del Papa, ha l’opportunità di conoscere Sebastiano durante un suo soggiorno veneziano e rimane notevolmente colpito dalle sue doti di pittore talentuoso ed al contempo innovativo, esperto musicista ed in generale di uomo colto, affabile e dall’eloquio raffinato; lo convince dunque a partire per Roma al suo seguito e lo coinvolge immediatamente nei lavori per la decorazione pittorica della sua villa Farnesina sulle sponde del Tevere, cantiere del quale già si stavano occupando artisti tra i più prestigiosi dell’epoca come Raffaello Sanzio, il Sodoma ed il Peruzzi. Risalgono a questi primi anni romani altre opere di grandissimo pregio, quali la Fornarina degli Uffizi ed il Ritratto del cardinale Carondelet, qui esposto.

 

Questo primo scorcio del Cinquecento nella Roma papale fu un periodo di grandissimo fermento politico, religioso e soprattutto artistico: nel tentativo di celebrare la propria potenza secolare e mettersi al riparo dai seducenti richiami delle dottrine eretiche, la cui eco sempre più prepotentemente proveniva dai paesi d’oltralpe sino a raggiungere il cuore dello Stato Pontificio, ci si affidava alla magniloquente opera artistica di sommi maestri della pittura del tempo, tutti al lavoro nel laborioso cantiere dei palazzi vaticani. In particolare risalgono proprio a quel periodo il primo scoprimento della volta della Cappella Sistina di Michelangelo ed il trionfale successo di Raffaello nell’affrescare le Stanze Vaticane, un successo tale da garantire all’urbinate una vera e propria egemonia nel cantiere artistico pontificio. Un aspro contrasto tra i due grandi ed egocentrici maestri era pertanto inevitabile e Sebastiano del Piombo finì per trovarvisi decisamente coinvolto: acerrimo nemico di Raffaello, con il quale più volte ebbe modo di confrontarsi per accaparrarsi commissioni di importanti dipinti, strinse invece una fraterna amicizia con il Buonarroti, un rapporto di sostegno reciproco e proficua collaborazione professionale che avrebbe condotto negli anni a prodigiosi risultati. Questo sodalizio umano ed artistico si sarebbe sciolto solamente numerosi anni dopo in seguito ad un furioso litigio: Sebastiano osò suggerire a Michelangelo una tecnica pittorica per la realizzazione del Giudizio Universale non conforme ai gusti del maestro toscano, il quale interpretò questo suggerimento come un vero e proprio oltraggio che lo condusse, secondo l’arroganza che lo contraddistingueva, a porre fine per un così futile motivo ad un’amicizia decennale.

 

Nel periodo dell’amichevole collaborazione con Michelangelo, il quale si dice abbia fornito parecchi disegni preparatori per le sue opere più prestigiose, nascono taluni dei capolavori più memorabili di Sebastiano del Piombo: innanzitutto la drammatica e possente Pietà (1516) e l’intensa e ferocemente realistica Flagellazione (1525) del Museo Civico di Viterbo, la Resurrezione di Lazzaro per la Cattedrale di Narbonne (1526), la Visitazione per la chiesa romana di S.Maria della Pace (lavoro protrattosi per anni ed anni tanto da non arrivare compiutamente ad una conclusione prima della morte del maestro veneziano), gli affreschi della Cappella Borgherini in S.Pietro in Montorio e quelli della Cappella Chigi in S.Maria del Popolo (1525-1530).

 

Altri capolavori assolutamente degni di menzione che è possibile ammirare nell’esposizione romana sono la celebre pala di Burgos raffigurante la Sacra Famiglia in un paesaggio, i disegni preparatori per le sue opere più ragguardevoli (messi a confronto con quelli di Michelangelo per comprendere e mettere in evidenza le affinità ed allo stesso tempo le nette differenze intercorrenti tra gli universi artistici dei due eccelsi pittori) e soprattutto un gran numero dei vividi, realistici e vibranti ritratti che hanno probabilmente costituito il culmine della produzione pittorica di Sebastiano del Piombo: tra i più interessanti rammentiamo il Ritratto di uomo in arme (1512), quello di Cristoforo Colombo (1519), il Ritratto di Anton Francesco degli Albizzi (1525) e quello del celebre ammiraglio e statista Andrea Doria (1526).

 

Questa prima monografia dedicata al maestro veneto può dunque definirsi un vero e proprio successo: una grande attenzione storiografica ed il vivo e sincero desiderio degli organizzatori di riportare all’onore della ribalta uno degli artisti del Rinascimento italiano meno conosciuto e celebrato dal grande pubblico hanno indiscutibilmente colto nel segno, dando vita ad un’esposizione preziosa, affascinante e quindi assolutamente da non perdere.

 
 

Informazioni
Palazzo Venezia – Sebastiano del Piombo 1485-1547
(dall’ 8 febbraio 2008 al 18 maggio 2008)
Via del Plebiscito n.118, Roma
Orario di apertura: tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00, venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.00(la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti: € 10,00 intero, € 8,00 ridotto e gruppi
Si ringrazia: Rossano Borraccini - Ufficio Stampa Mondo Mostre

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 03 Febbraio 2010 15:37 )  

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