Per la prima volta in Italia i capolavori pittorici della collezione messicana Pérez Simòn ci offrono un affascinante excursus dall’arte medievale sino al neo-impressionismo.
La collezione Peréz Simòn, frutto della grande passione per l’arte del facoltoso industriale Juan Antonio Pérez Simòn, ha consuetamente sede a Città del Messico e costituisce una delle raccolte artistiche private più importanti dell’intera America Latina. Assemblata nel corso degli ultimi decenni, tale raccolta riunisce un ragguardevole numero di preziose opere d’arte, prevalentemente dipinti e sculture, e percorre un arco temporale piuttosto vasto, spaziando dal XIV al XIX secolo arrivando a comprendere anche taluni esemplari notevoli di arte contemporanea.
La cifra stilistica che contraddistingue la raccolta, oltre naturalmente al gusto collezionistico particolarmente ricercato del suo organizzatore, sembra essere una passione spiccata per la figura femminile, che si tratti di cortigiane avvolte dal lusso e provocanti, laboriose donne del popolo o madonne angelicate. E’ inoltre innegabile il carattere internazionale del genuino amore per l’arte che contraddistingue il collezionista, nonché il suo generoso desiderio di non custodire gelosamente i propri preziosi dipinti ma anzi la volontà di condividerne lo splendore col maggior numero possibile di amanti dell’arte. Ed ecco quindi giungere una selezione delle opere maggiormente rappresentative della collezione, che vengono presentate nell’ambito di questa interessantissima esposizione, già precedentemente transitata per i musei di Madrid, Dallas e Quebèc.
La rassegna, scandita in rigoroso ordine cronologico, si apre con la pittura medievale-bizantina, perfettamente rappresentata da due preziose madonne su tavola, opera dei due maestri del gotico pisano Benvenuto di Giovanni e Spinello Aretino. Assistiamo poi ad un rapido salto temporale, passando dall’Italia trecentesca all’arte tedesca e fiamminga rinascimentale, che costituisce indubbiamente uno dei cardini della collezione. Da segnalare sicuramente la rappresentazione allegorica della “Carità” e il “San Gerolamo che scrive in un paesaggio roccioso”, eseguiti con incredibile perizia ed una pennellata irrequieta ed espressiva da Lucas Cranach il Vecchio. Si passa poi ad ammirare la “Vergine con Bambino Benedicente” di Rubens che emana un avvolgente senso di protezione e dolcezza materna, facendo egregiamente da contraltare all’austera e distaccata bellezza della “Granduchessa di Toscana Eleonora di Toledo” sapientemente ritratta dal Bronzino.
Altro nucleo portante dell’esposizione è poi costituito dall’arte settecentesca, la quale offre un variegato panorama spaziando dai vedutisti italiani Giovanni Paolo Pannini e Canaletto (suo il capolavoro “Palazzo Ducale, Venezia: la scala dei Giganti vista dall’Arco Foscari”) ad egregi ritrattisti come il francese Jean Marc Nattier e lo spagnolo Francisco de Goya. Particolarmente interessante anche la sezione dedicata al decadentismo surrealista: oltre ad affascinanti opere di Dante Gabriel Rossetti e William Waterhouse, per quanto concerne questa corrente artistica sono assolutamente pregevoli le due tele dell’olandese Lawrence Alma Tadema “Le rose di Eliogabalo” e “Paradiso Terrestre”.
Dopo una breve parentesi dedicata al realismo e all’accademismo ottocenteschi (Corot, Cabanel, Gérôme, Duprè), la mostra si chiude brillantemente con una sala dedicata all’arte del XIX secolo e più specificatamente alle correnti pittoriche dell’impressionismo e del post-impressionismo. Nel dipinto “La foraggiatrice” di Camille Pissarro il soggetto popolare è trattato con accenni coloristici che anticipano i futuri rivoluzionari sviluppi artistici dell’impressionismo, mentre nella veduta del porto di “Antibes” di Claude Monet si percepisce già tutta l’intensità e il grande talento di paesaggista che contraddistinguerà le opere della maturità di colui che, con le sue sapienti pennellate di vividi colori, sconvolgerà per sempre la pittura accademica tradizionale spalancando le porte alle innumerevoli ed impetuose correnti dell’arte contemporanea. Il percorso espositivo si conclude infine con gli “Oleandri Rosa” di Vincent Van Gogh, opera non particolarmente conosciuta del celeberrimo maestro olandese ma caratterizzata da una grande potenza espressiva e da violenti tratti di colore che, nonostante il soggetto comune tratto dalla vita quotidiana – un semplice vaso di fiori variopinti – traducono alla perfezione la profonda inquietudine insita nello spirito tormentato dell’artista.
Una mostra veramente da non perdere dunque, ulteriormente impreziosita tra l’altro da un’ambientazione del tutto elegante e curata, gli splendidi saloni del nobiliare Palazzo Ruspoli, da un apparato illustrativo e didattico sintetico ma al contempo notevolmente chiaro ed esplicativo ed infine anche da una notevole attenzione alla disciplina dell’illuminotecnica, per conferire ancora maggiore risalto ai capolavori esposti mediante un efficace e sapiente uso del naturale contrasto tra luce ed oscurità.
Informazioni
Palazzo Ruspoli (Fondazione Memmo) – Da Cranach A Monet
(dal 4 ottobre 2007 al 27 gennaio 2008)
Via del Corso n.418, Roma
Orario di apertura: martedì, mercoledì, giovedì e domenica dalle ore 10 alle 19,30
venerdì e sabato dalle ore 10 alle 20,30 (chiuso il lunedì)
Biglietti: intero € 10, ridotto € 8 (gruppi di adulti, adulti>65 anni), € 6 (gruppi di scuole, ragazzi<18 anni), € 4 (studenti universitari max 26 anni dal martedì al giovedì), ingresso gratuito (portatori di handicap e loro accompagnatori, bambini<6 anni)
Si ringrazia: Ufficio Stampa Fondazione Memmo


























