Oltre trenta opere raccontano il Bernini pittore e ci conducono alla scoperta di un volto del tutto inaspettato e sorprendente di colui che fu definito il “dittatore” del barocco romano seicentesco.
Indubbiamente Gian Lorenzo Bernini è stato uno degli artisti maggiormente rappresentativi del barocco romano; architetto e scultore di assoluto successo, fu l’artista di riferimento dei papi, dei gesuiti e delle famiglie nobiliari dell’epoca che furono i committenti di tutte le sue più straordinarie e celebri opere artistiche. Non a caso per l’autorità che si era conquistato nei circoli accademici dell’epoca e per l’autorevole influenza che esercitava sugli artisti suoi contemporanei fu soprannominato il “dittatore della Roma barocca”. In realtà però, al di là di questa facciata di artista dedito alla celebrazione del potere religioso e politico, si nasconde un personaggio enormemente più complesso, tormentato e sfaccettato di quanto la tradizione ci abbia sinora storicamente tramandato.
La mostra recentemente inaugurata a Palazzo Barberini consente piuttosto di apprezzare il suo lato nascosto, quello di artista dedito alla sperimentazione e che rivolge la propria attenzione non ai potenti, ai committenti nobili e prestigiosi ma ad un universo di matrice borghese e popolare; questo gli consente di scrollarsi di dosso tutta la retorica e l’iconografia caratteristiche di una certa arte propagandistica e celebrativa tipicamente seicentesca per restare invece aderente alla realtà quotidiana e concedersi una totale libertà creativa.
L’esposizione raccoglie per la prima volta, grazie ad una sceltissima selezione delle opere, tutti i dipinti certamente attribuiti al maestro Bernini ed alcune pregiate opere eseguite dai più talentuosi allievi della suo accademia pittorica. Si possono ammirare poco più di trenta opere: oltre a ventuno dipinti di grande formato, sono difatti presentati al pubblico anche un gruppo di dieci disegni preparatori, un busto di marmo raffigurante Costanza Bonarelli proveniente dal Museo del Bargello di Firenze, un cartone monumentale realizzato per un altare minore della basilica di San Pietro ed altre tele di dimensioni inferiori per un totale di trentaquattro opere.
Questi preziosi capolavori artistici sono disposti secondo tre tematiche principali – autoritratti, ritratti e soggetti sacri – a loro volta articolate poi in sezioni che evidenziano diversi nuclei contenutistici: natura della ritrattistica pittorica dell’artista, rapporti e indipendenza dalla committenza, interpretazione del tema sacro (rari autografi destinati alla devozione privata e ideazione di grandi pale affidate ad allievi) e consuetudini della bottega berniniana.
Grandissimi sono stati il rigore scientifico e l’attenzione documentaristica che hanno condotto alla nascita di questo progetto espositivo (sorto a seguito di una lunga ed attenta ricerca universitaria) e la sua articolazione permette di offrire una chiave interpretativa chiara e comprensibile anche ai non specialisti della produzione pittorica berniniana.
La prima parte del percorso della mostra viene interamente dedicata agli autoritratti, nucleo portante della pittura del Bernini. In primo luogo troviamo esposti quattro pregevolissimi autoritratti di attribuzione totalmente certa, uno dei quali proveniente da una collezione privata e mai esposto al pubblico in precedenza; accostati a questi, rigorosamente distinti, vengono poi presentati tre dipinti in passato ritenuti autoritratti del maestro, ma che in realtà attualmente si propende piuttosto a considerare repliche di autoritratti perduti, o ritratti di Bernini concepiti da suoi allievi o da più giovani ammiratori, probabilmente sotto la sua stessa guida e direzione (difatti l’artista napoletano negli anni intercorrenti tra il 1630 ed il 1642 insegnò pittura presso l’Accademia di Palazzo della Cancelleria a Roma). Particolarmente interessante dunque il confronto tra questi due primi gruppi di opere, che conduce il visitatore a constatarne la notevole differenza qualitativa e a conoscere alcune delle complesse dinamiche che caratterizzavano la grande bottega berniniana.
La seconda parte dell’esposizione si occupa invece del genere più cospicuamente rappresentato nell’ambito della pittura di Gian Lorenzo Bernini, ovvero la ritrattistica. Proprio in questo settore si esprime al meglio la carica innovativa e la profonda libertà e creatività del Bernini pittore: in questo ambito difatti il magniloquente celebratore della Roma pontificia svela un aspetto del tutto intimo, privato e borghese che trova pienamente espressione in intensi ritratti di anonimi uomini, donne e bambini del popolo. E’ evidente in questo approccio alla composizione pittorica l’influenza dei maestri che avrebbero segnato la strada per gli sviluppi più moderni dell’arte del XVII secolo, tra i quali annoveriamo sicuramente Caravaggio, Velasquez, Guido Reni ed il Guercino. In questi ritratti dipinti l’artista esegue delle istantanee dei personaggi raffigurati, bloccando per l’eternità un momento della loro esistenza con una vivacità ed un’intensità tale da riuscire a coinvolgere emotivamente lo spettatore. Accanto a tali opere troviamo poi alcuni interessantissimi ritratti disegnati a carboncino, biacca e sanguigna; si tratta di molto più che studi preparatori o semplici bozze e costituiscono un’ulteriore importantissima testimonianza dell’universo artistico di questo poliedrico maestro.
Infine sempre in questa sezione è possibile ammirare il busto marmoreo di Costanza Bonarelli, moglie di un assistente del Bernini con la quale l’artista ebbe una turbolenta relazione passionale clandestina; si è deciso di includere tale scultura nel percorso espositivo in quanto è l’unica della cospicua produzione berniniana ad essere stata realizzata senza alcuna committenza.
In conclusione la terza ed ultima sezione della mostra è completamente focalizzata sui dipinti a tematica sacra: da una parte vi troviamo pochi dipinti autografi di Gian Lorenzo Bernini, rappresentazioni destinate per lo più ad una colta fruizione privata; dall’altra invece sono esposte anche alcune grandi pale per altari pubblici, per le quali il maestro fornì solamente il disegno e lo schema compositivo, affidandone successivamente l’esecuzione materiale agli allievi della sua accademia.
Questa mostra costituisce pertanto il punto di arrivo di un’iniziativa culturale particolarmente interessante, istruttiva e sorprendente. E perfetta è anche la sede museale scelta, ossia Palazzo Barberini, sontuosa dimora progettata dallo stesso Bernini nel suo ruolo di architetto di regime del barocco nobiliare romano. D’altro canto una mostra come questa avrebbe potuto trovare la sua collocazione ideale ed un senso perfettamente compiuto solo a Roma: difatti solo chi vive a Roma ed è abituato ad essere circondato quotidianamente dalle opere più conosciute e rinomate dell’artista, tra le quali sontuose piazze, ricchissimi palazzi ed elaborate fontane, può accogliere questo volto nascosto dell’arte di Gian Lorenzo Bernini, minore solo per dimensioni ma non per pregio, collocarlo accanto a quello ufficiale e rimanerne sorpreso e completamente affascinato.
Informazioni
Palazzo Barberini (Galleria Nazionale d’Arte Antica) – Bernini Pittore
(dal 19 ottobre 2007 al 20 gennaio 2008)
Via delle Quattro Fontane n.13, Roma
Orario di apertura: dal martedì alla domenica (chiuso il lunedì), dalle ore 10 alle 19 (la biglietteria chiude alle 18)
Biglietti: intero € 6, ridotto € 4 (biglietto combinato museo+mostra €10)
Si ringrazia: Vernice Progetti Culturali Ufficio Stampa
























