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De Nittis a Roma

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Perchè non si è profeti nella propria patria?

Quando si discetta di impressionismo, riferendosi alla omonima corrente pittorica, ci si rammenta quasi esclusivamente di Monet, Renoir, Manet, Degas, Sisley, Toulouse-Lautrec, e così via, dimenticandoci imperdonabilmente che anche il nostro paese ha avuto esponenti geniali e di un talento originale da non invidiare nulla a quello straniero.

Chiedo perdono per l'eccessivo sciovinismo, ma assistendo alla mostra su De Nittis al chiostro del Bramante, si rimane entusiasti sia per il contenitore (il chiostro, appunto, con il suo speciale fascino rinascimentale e l'allestimento museale al suo interno) che per il contenuto (gran parte, ma non tutte purtroppo, delle opere del pittore pugliese).

La cornice del chiostro è una delle più suggestive di cui può godere la capitale e si deve ammettere che chi ha organizzato l'allestimento interno della mostra (ovvero ideato la disposizione delle opere, scelto di distinguere i dipinti per tematica e, quindi, disporli in apposite sale è a tema) ha certamente avuto un ottimo gusto estetico e di ausilio per il visitatore il quale, anzichè essere lasciato in balia di una massa di quadri da ammirare senza alcuna logica, è guidato lungo le sale monotematiche del chiostro.

E così pian piano veniamo a scoprire la biografia del nostro, nato a Barletta nel 1846 da una famiglia benestante e, rimasto presto orfano di entrambi i genitori, venne allevato dai nonni e dal fratello maggiore. Nonostante quest'ultimo lo dissuadesse dall'intraprendere la carriera artistica, foriera secondo lui di indigenza sicura, il piccolo Giuseppe prese dapprima lezioni di pittura da Giambattista Calò, maestro di scuola napoletana, e poi a 15 anni si recò a Napoli per iscriversi all'Accademia di Belle Arti.

Tuttavia lo stile accademico con le sue statiche esercitazioni, era troppo retrivo e conformista per uno spirito artistico come il suo che mirava a dare forma, attraverso la pittura, alle proprie emozioni. Così fu espulso dall'Accademia e appena diciassettenne fondò, insieme ad altri giovani pittori, la Scuola di Portici.

Il nucleo fondamentale attorno al quale ruota tutta la pittura impressionista e quindi anche l’opera di De Nittis è proprio questo: voler riprodurre su tela esattamente l’emozione scaturita dall’immagine che si vuole rappresentare; l’impressionista si pone proprio in quella frazione di secondo in cui, di fronte ad un immagine o il suo ricordo, la nostra anima si emoziona e tutto ciò lo esprime attraverso una pittura fatta di sfumature, di pastelli, di tenui tratti, di momenti…Non è un caso che viene denominata ‘pittura impressionista’.

In particolare, oggetto dei dipinti del De Nittis è la natura: sia nelle sue manifestazioni terribili e straordinarie, sia in quelle più quotidiane.

Ecco allora la sala del chiostro che accoglie le pitture del periodo napoletano, in cui vi sono parecchi studi pittorici sul Vesuvio e le sue pendici; in particolare ciò che spicca di questo genio della pittura è il suo concentrarsi sul risalto cromatico e sulla resa del volume, della luce e dei colori.

Nel 1867, a soli ventun anni, si trasferì a Parigi dove incontrò il lavoro e l’amore. “Devo la mia fama a Parigi� diceva. In effetti fu nella capitale francese che incontrò il mercante d’arte Adolphe Goupil il quale commercializzò le sue opere. Tuttavia per aumentare gli introiti, De Nittis dovette piegare la sua creatività artistica connotata dalla libertà espressivo-emotiva , ai gusti del pubblico e di quello che questi chiedeva in quel momento.

E di qui, la mostra ci conduce nella sala delle “japonaisairie� (intitolata ‘Il matrimonio con la musa giapponese’) ovvero della moda in voga a fine Ottocento di riprodurre nella scultura come anche nella pittura, soggetti giapponesi fossero essi ventagli, paraventi o chincaglierie varie.

Ma l’indole del pittore era contraria a questa pratica e presto riprese a dipingere soggetti tratti dalla vita reale. Egli volle ritrarre i luoghi in cui si svolgeva la vita di quella società in crescita ma soprattutto volle immortalare i volti dei suoi protagonisti. Fra i soggetti preferiti delle sue opere parigine, le donne. Donne che egli osservò, conobbe, amò.

La mostra romana ci offre parecchi di questi ritratti: busti di donne, volti di donne, schiene di donne sedute e così via. Tutte ritratte in un attimo particolare del loro quotidiano.

È a Parigi che conobbe la sua futura moglie, Léontine Gruville, sua musa in parecchi dipinti e che lo amò profondamente per tutta la vita ed è a Parigi che suscitò l’interesse degli impressionisti locali, i quali lo invitarono ad esporre alcuni dei suoi quadri nella galleria da essi stessi allestita presso il Boulevard des Capucines. Tuttavia non riuscì a contaminare la sua arte con le concezioni e le regole basilari di quel movimento e per questa sua mancata integrazione con i colleghi parigini, fu deluso e amareggiato e decise di trasferirsi a Londra, ove alcuni uomini d’affari divennero suoi mecenati e gli consentirono di esprimere la sua arte in tutta libertà .

La mostra ci illustra alcune tecniche pittoriche dell’artista, come ad esempio quella di sgretolare il pastello nell’acqua e una volta essiccato usarlo come se fosse olio, oppure quella di porre la tela su una superficie rugosa e irregolare di modo che il colore durante la pittura assumesse tonalità più o meno intense a seconda della sua aderenza alla tela non uniformemente tesa.

Ma la mostra è particolarmente interessante anche per i pannelli descrittivi inseriti nelle sale tra un quadro e l’altro e che ci ricordano alcuni pensieri del De Nittis informandoci sulla sua sensibile personalità . È da questi scritti che veniamo a sapere della sua scaramanzia, ovvero nella fede per la sua buona stella che, secondo lui, lo seguiva dalla sua nascita e lo guidava senza che lui dovesse sforzarsi più di tanto nel procurarsi gli eventi e gli incontri propizi.

Come pure veniamo a conoscenza del fatto che l’essenza della sua vita si concretizzava in tre attività : dipingere, ammirare, sognare. E questa affermazione ci offre una spiegazione semplicemente illuminante sulla sua arte. L’espressione essenziale ed intelligente della vita, dei suoi colori e dei suoi attori, sono state le ragioni fondamentali dell’esistenza terrena di Giuseppe de Nittis. “Se un giorno mio figlio dovesse domandarmi dove trovare la felicità , io gli risponderei: sii pittore, ma sillo come me�, il che significava esserlo pienamente e liberamente, senza compromessi con l’opinione dominante, senza diventare schiavo delle lusinghe della fama.

Segnaliamo alcuni capolavori presenti nel chiostro: “Colazione in giardino�, “Lungo la Senna�, “Giornata d’inverno�, “Il salotto della principessa Matilde�, “La profumeria Violet�.

Giuseppe de Nittis morì a soli 38 anni, nel 1884, lasciando un ricordo straordinario di sé in chi lo conobbe e un immenso patrimonio artistico che grazie alla sua amata Léontine si trova per la maggior parte nel suo paese natale, producendo l’effetto di rinfrancare l’animo di chi si trova a contemplare un suo quadro.

 

Mauro Toscanelli

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