La splendida Fondazione Beyeler di Basilea - per l’eccezionalità della sua architettura, opera di Renzo Piano, che si inserisce armonicamente nel dolce paesaggio e per la qualità delle Collezioni permanenti e delle esposizioni temporanee - da sola vale un viaggio approfittando anche delle convenienti offerte dei treni (www.svizzera.it) che permettono di raggiungere comodamente le città svizzere dall’Italia.
Mi immergo in questa meraviglia visitando una mostra dal titolo di per sé intrigante Vienna 1900 Klimt, Schiele e il loro tempo con ben 200 opere tra disegni, dipinti, acquarelli, plastici di architetture oltre a mobili, manifesti, fotografie, vetri, argenteria e altri oggetti di design testimoni di una straordinaria epoca rivoluzionaria.
Vienna verso fine Ottocento è una sorta di polo magnetico che attira numerose persone provenienti da tutti i Paesi dell’agonizzante monarchia austro-ungarica. Caratterizzata da una vivace dimensione multiculturale che trova un suo fulcro anche nell’ambiente dei caffé, vede sbocciare in vari settori nuove tendenze in senso moderno così come stava succedendo a Parigi, Barcellona, Monaco, Berlino, Anversa, Glasgow, San Pietroburgo e dall’altra parte dell’Atlantico.
Fanno notare la loro voce prepotente, incorrendo anche nelle ire della censura, 19 artisti che, staccatisi nel 1897 dall’Accademia delle Belle Arti (di cui contestano il conservatorismo), creano un gruppo autonomo con l’intento di formare all’arte l’opinione pubblica: splendida la loro nuova sede, il ‘Palazzo della Secessione viennese’ - soprannominato “Il cavolo d’oro” - opera di uno dei dissidenti, Joseph Maria Olbrich.
Nel campo delle arti figurative Gustav Klimt (Baumgarten/Vienna 1862 - Vienna 1918) e Egon Schiele (Tulln/Bassa Austria 1890 - Vienna 1918), il cui sodalizio inizia dal 1907, oltre a Oskar Kokosbhka, Arnold Schönberg, Richard Gerstl e altri si distinguono per uno stile di rottura ciascuno con un proprio linguaggio rivoluzionario.
Entrando nella mostra, si respira subito l’atmosfera dell’epoca con la riproduzione fotografica del Fregio di Beethoven realizzato da Klimt nel 1902 per il padiglione di una mostra dei Secessionisti con la frase programmatica ‘Solo l’arte può redimere e far progredire l’uomo, non la scienza né la tecnologia’ e una foto di gruppo degli artisti con al centro Klimt.
Questi che ne è il primo Presidente si rivela solare e colorato come in Judith II (Salomé) in cui colore, decorazione raffinata e movimento sono bloccati nella fissità di un’icona o ne La Danseuse - quintessenza dell’ideale femminile dell’artista - immersa in un’atmosfera erotico-estetica fatta dei fiori del mazzo che si uniscono a quelli del fondo, quasi apparizione dall’aldilà: in effetti i genitori di Ria (Maria) Munk, ritratta nella tela, avevano ordinato, fornendo all’artista una foto, un ritratto della figlia di 24 anni, suicida a causa dell’infelice amore per lo scrittore Hanns Heinz Ewers.
In Schiele il rapporto tra sensualità e morte è più impenetrabile e tragico (l’artista a 22 anni passa alcuni giorni in galera accusato di avere abusato di una minorenne) come dimostrano le numerose tele in cui i dettagli anatomici anche dei visi e gli amplessi sono esasperati.
Da segnalare il ‘gabinetto erotico’ dalla luce soffusa con opere di Klimt e Schiele, separato e con due strette porte d’accesso.
Una mostra da non perdere per comprendere le radici del modernismo.
Vienna 1900 Klimt, Schiele e il loro tempo
Basilea/CH: Fondation Beyeler, Baselstrasse 101, Riehen/Basilea
10.00 – 18.00 tutti i giorni salvo
10.00 – 20.00 mercoledì
Fino al 16 gennaio 2011
Biglietto mostra: intero frs 25, ridotti frs 20/12/6 (è possibile pagare in euro)
Info: 0041 (0)61 6459700, www.fondationbeyeler.ch, Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
























