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JUMP: UNO SGUARDO NELL’UOMO

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Dal 24 giugno Milano ospita IUMP, una mostra particolarmente intrigante (aperta fino al 16 luglio) in una location originale: il Cantiere dell’ex cinema di via Paolo Sarpi 52. Tre fotografi di diversa estrazione e Ivan Navarro racconteranno se stessi nel cuore di un quartiere della vecchia città meneghina, ora parzialmente trasformato in una chinatown.

Facciamoci raccontare i perché di Iump da Alessandra Vanni, curatrice della mostra insieme a Byline Photo.

 

Alessandra, raccontaci qualcosa di te e perché hai scelto di dedicarti al settore dell’arte

Da sempre ho nutrito profonda passione per l’arte che - oltre a una curiosità innata - mi ha portata a viaggiare per approfondire e conoscere il settore. Credo che ciò mi derivi anche dal fatto di avere avuto un nonno - cui ero legatissima - appassionato d’arte che mi ha fatto vivere tale mondo come una magnifica favola. Quindi raggiunta la maggior età, sono andata a cercare anche all’estero stimoli in tale senso per poi intraprendere meravigliose esperienze sul campo presso gallerie d’arte.

 

Ami quindi immensamente l’arte, in particolare quale periodo prediligi?

Credo di amare veramente tutti i periodi come espressione delle varie epoche dell’uomo per cui dal passato lontano fino all’arte contemporanea trovo sempre messaggi forti che le opere mi trasmettono.

 

Perché hai optato soprattutto per la fotografia?

Perché la fotografia riesce a captare momenti di vita che il quadro non sempre rende con il medesimo realismo: ho una vera passione per le foto anche se personalmente mi sento una dilettante.

 

In un mondo inflazionato da mostre ed esposizioni d’arte ritieni ci sia posto per nuove iniziative del genere?

Sicuramente, anzi penso che ci sia posto per tutti, anche per i giovani artisti che sovente hanno profonde qualità e molto da dire, per cui hanno il diritto di esprimersi e farsi conoscere.

 

Veniamo alla mostra da te organizzata, cosa significa il titolo Iump?

Letteralmente è Just unusual metropolitan Pop cioè un ‘pop metropolitano inusuale’ perché oltre al pop vi sono anche foto che vogliono comunicare altri messaggi relativi all’io più profondo e nascosto. Anche la location che è un cantiere aperto con i lavori in corso (si tratta di un ex cinema in fase di ristrutturazione) è in fieri, non ha un’identità ed è l’arte a dargli identità, colore e vita.

 

Come hai selezionato gli artisti esposti?

Si può dire che mi siano capitati per un caso fortuito della vita tutti e tre in un breve arco di tempo: Francesca Partesi per esempio che seguo da parecchio e con cui si è creato un sodalizio ha la capacità di moltiplicare l’immagine attraverso una precisa geometria alterando e conservando nello stesso tempo il senso dell’immagine.

 

E gli altri?

Even fotografo francese che ho conosciuto nella mia esperienza parigina, è un romantico, scava la realtà e vuole arrivare attraverso le foto a evidenziare l’io profondo e sofferente, ma è alla ricerca di una liberazione, di una purezza e di un’evasione.

Jay è un pittore americano di fama che vive tra New York e Milano, cattura immagini dalla strada creando dei puzzle: è veramente un pop che trae ispirazione dalla vita carpendone elementi poetici.

 

Quale di questi senti più vicino al tuo modo di interpretare la vita?

Even per il suo forte anelito alla libertà

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Cercare location inusuali per fare esprimere nuovi artisti sia a Milano, sia a Parigi e per dare un respiro europeo a questa mia esperienza.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 28 Giugno 2010 13:13 )  

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